Drazan Gunjaca - SETTE GIORNI DI SOLITUDINE

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SETTE GIORNI DI SOLITUDINE
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EDIZIONI 
- I congedi balcanici
- La roulette Balcanica
- Il crepuscolo della ragione
- Amore come pena
- A metá strada del cielo
- Quando non ci saro' piu'
- Buona notte, amici miei
- I sogni non hanno prezzo
- Tutti gli uomini sono fratelli
- Acquerello Balcanico

 


RECENSIONE:

1. Kim Cuculic

2. Vanesa Begić

3.  mr.sc. Srdja Orbanic

 

 

 

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1. Kim Cuculic (Novi List, Fiume, Croazia, 17.04.2005.)

«Sette giorni di solitudine» e il titolo del nuovo romanzo dell'autore polesano Drazan Gunjaca, premiato piu volte in Italia per le sue opere "Congedi Balcanici" e "Roulette Balcanica". Come leggiamo nella prefazione di Srdja Orbanic, nel suo nuovo romanzo Gunjaca rifa la strada aperta da "Buona notte amici miei", allontanandosi dai temi di guerra e adottando temi nuovi. In questo modo Gunjaca si dimostra un autore di una spiccata sensibilita urbana segnata da caratteristiche civico-intellettuali dell'ambiente a cui lui stesso appartiene. Ambedue i romanzi menzionati sono in buona parte segnati generazionalmente per cui si potrebbe dire che Gunjaca tenta di trasportare in letteratura l'immaginario collettivo e la sensibilita di una generazione che si sente un po' persa. Alla fine Orbanic conclude che il tentativo piu semplice per definire il romanzo "Sette giorni di solitudine" sia che esso e un romanzo femminista scritto da mano maschile. Il romanzo e stato pubblicato da "Libro" di Pola.

 

2. Vanesa Begić (Riječi, Sisak, Croazia, novembre 2005)

Sette giorni di solitudine, Libro, Pula, 2005.

Quando lui e lei si separano

              Sette giorni di solitudine. Il titolo ci è senz’altro familiare e alquanto simbolico. Sette sono i giorni della settimana, ma sette sono anche i peccati. La solitudine è sempre un tema d’attualità che non cessiamo di rivisitare e discuterne. Come terzo elemento appare l’amore, o meglio, la separazione.

              Lui e lei sono sposati, ma il matrimonio sta andando a rotoli. Critiche, commenti maliziosi, costanti litigi, sono gli elementi principali della loro vita che in fin dei conti si riduce alla condivisione dello stesso appartamento. Un giorno lei non ce la fa più e se ne va sbattendo la porta. Qui inizia l’incubo per lui: l’attesa, una sigaretta dietro l’altra nelle notti insonni, catene infinite di pensieri neri. Vuole veramente che lei torni? E cosa faranno loro due per cambiare il loro comportamento e far funzionare questo matrimonio?

              In più di cento pagine suddivise in sette capitoli – giornate, troviamo i suoi monologhi, soliloqui e tanta introspezione – una ricerca di altre, più profonde dimensioni dell’esistenza con costanti riesami di coscienza. Alla fine lei torna e la narrazione ci indica un buon fine, anche se il tutto rimane un po’ in sospeso.

              Drazan Gunjaca (Sinj, 1958), avvocato, negli ultimi dieci anni vive e lavora a Pola. Ha pubblicato i romanzi A mezza strada verso il cielo, I congedi balcanici, e Amore come pena (questi tre romanzi fanno parte della trilogia I congedi balcanici). Inoltre, ha pubblicato anche i romanzi Buona notte amici miei e I sogni non hanno prezzo, i drammi Roulette balcanica e Il crepuscolo della ragione, come pure una raccolta di poesie Quando non ci sarò più. La sua opera più premiata è il dramma Roulette balcanica, con prestigiosi premi italiani come «Il viaggio infinito 2003», Anguillara Sabazia città d'arte» (targa del Parlamento Europeo), «Premio Ripa Grande», poi «Premio Cesare Pavese-Mario Gori 2003», «Premio Carver 2003», La fonte, città di Caserta», «Premio Logos 2003», Premio Phintia 2003», «Concorso verso il Duemila», «Premio internazionale Navaro», «Città di Casino», il prestigioso «Premio letterario Trieste – Scritture di frontiera 2003», nella categoria di opere teatrali e «Premio internazionale Nuove lettere», sempre nel 2003.

              Il romanzo I congedi balcanici è stato premiato nel 2002. con «Satyagraha», mentre le poesie dell’autore hanno vinto il premio «Agora 2003». Sempre nel 2003, ha vinto il premio «Concorso arcobaleno della vita» per il racconto «Amore e patria» come pure il «Premio internazionale Città di Lugo 2003» per il racconto «A prima vista».

              Parlando della sua opera, si ricorre inevitabilmente a un discorso postmoderno in cui l’intertestualità è palese. Gunjaca ha adottato un significante cambiamento nei modelli compositivi della creazione del mondo testuale; lui crea il cosiddetto romanzo “dialogico” in cui la componente narrativa si riduce alla relazione tra i due protagonisti, anti-eroi.

              È evidente che l’autore scrive con facilità, con una grande sensibilità per il ritmo e il testo. Sintetizzando in una frase la tematica dei suoi romanzi potremmo dire che Gunjaca scrive dei problemi dell’uomo moderno nei Balcani durante e dopo la guerra, il tutto da punti di vista diversi e con una dettagliata analisi psicologica e stilizzazione dei personaggi. Attraverso le loro storie di vita l’autore da un aspetto importante della storia e della storia sociale, dove il destino individuale delle volte si identifica con il destino collettivo.

              Quanto alla componente strutturale del testo, il narratore nei romanzi di Gunjaca non è sempre analitico o onnisciente; delle volte è uno dei personaggi, e altre è come se il narratore stesso scoprisse per la prima volta assieme ai lettori i fili di una matassa più o meno intricata. Nei suoi romanzi sia le descrizioni che le parti del testo strettamente narrative presuppongono la temporalità, e delle volte l’importanza della nostra percezione degli eventi e dei personaggi è minore del livello della nostra consapevolezza della situazione. Comunque, è importante dire che i personaggi sono stilizzati in modo molto realistico, sono “vivi” a tutti gli effetti, protagonisti di eventi autentici, mentre la poesia dell’autore che spesso tratta temi di natura sociale, in un certo modo è un passaggio tra discorso narrativo e filosofico.

              In questo libro l’autore conferma la sua grande sensibilità urbana descrivendo la fine di una relazione tra uomo e donna in un periodo di sette giorni. Leggendo questo, come pure gli altri libri dello stesso autore, il lettore non può fare a meno di pensare che Gunjaca scriva di esperienze vissute, dove viene messa in evidenza l’onestà e il modo di espressione diretto dell’autore.

              Alcuni hanno definito questo romanzo femminile ma scritto da mano maschile, ossia l’autore in un certo modo gioca sull’analisi psicologica secondo la quale in ogni persona, indipendentemente dal sesso, risiedono caratteristiche maschili e femminili, e per tanto anche i relativi modi di pensare. Lo testimoniano anche le prime frasi che aprono questo libro. Mi ha lasciato. Finalmente. Finalmente solo. Letteralmente e metaforicamente. Frasi del genere di solito le incontriamo nei romanzi d’amore in cui è lei a parlare dei problemi di cuore, mentre l’uomo è sempre il personaggio negativo. In questo libro non ci sono personaggi positivi o negativi, sono tutti ugualmente buoni e cattivi, sono esseri umani con tutti i loro vizi e tutte le loro virtù.

              Il narratore che a momenti è omodiegetico si definisce realista, per niente fatalista ma almeno un po’ pessimista. I dialoghi tra uomo e donna sono stilizzati in modo molto interessante, come lo è la differenza di opinione tra i due sessi.

              Interessante dire che il personaggio principale è un avvocato, proprio come l’autore Gunjaca, per cui abbiamo un forte parallelismo tra le istanze di narratore (omodiegetico), autore e personaggio principale.

 

3.  mr.sc. Srdja Orbanic (prefazione)

     Il nuovo romanzo di Drazan Gunjaca, Sette giorni di solitudine, continua il percorso inaugurato con Buona notte, amici, che abbandona i soggetti di guerra approdando a nuclei di  tematiche nuove. Ciò facendo, Gunjaca si rivela autore di spiccata sensibilità urbana caratterizzata da componenti intellettualistico-borghesi di quella cerchia sociale alla quale egli stesso appartiene. Ambedue i romanzi presentano in buona misura caratteristiche generazionali, per cui si potrebbe dire che Gunjača si provi a tracimare nella  letteratura l’immaginario collettivo e la sensibilità di una generazione (alquanto) «spacciata».

     Codeste connotazioni intellettualistico-borghesi, generazionali e urbane sono onnipresenti anche in questo romanzo breve in cui Gunjaca attraversando un periodo di sette giorni mostra lo sfacelo e il fallimento di un rapporto uomo-donna. Di proposito non parlo di «legame», poiché l’autore nella propria riflessione va oltre i semplici dettami sociali sui rapporti che incorrono tra due persone di sesso differente scoprendovi delle determinate dimensioni umane universali che, nascendo da un’istintiva attrazione sessuale, attraversano una consonanza intellettuale per arrivare infine all’affinità spirituale. In questa riflessione, Gunjaca ha mantenuto tre caratteristiche fondamentali del suo percorso creativo d’autore: la sperimentazione, l’immediatezza, la sincerità. 

     Leggendo il romanzo/i di Gunjača, il lettore non riesce a sottrarsi all’impressione che l’autore non stia scrivendo di vicende autobiografiche o perlomeno vissute, analizzando le quali è pervenuto a strutture e modelli quasi archetipici del comportamento umano, ciò che gli permette di scriverne spogliandoli dell’ipocrisia sociale e degli strati delle molteplici interpretazioni susseguitesi secondo ottiche diverse. Si tratta di una introspezione immediata nella situazione che precede il proprio «adattamento percettivo» al contesto socioculturale. I fatti presentano la scomoda caratteristica di non consentire alcun travolgimento che potrebbe venire da un parere personale, come Gunjaca sembra voler comunicare al lettore, la loro «esistenza» non è soggetta ad alterazioni in conformità alla coscienza individuale. Questa mediazione diretta dei fatti - genuino punto di vista dell’autore - impone all’autore il terzo principio dispositivo, la sincerità che riguarda l’autore in quanto intermediario epifanico della realtà, esente da affettazione e civetterie con la finzione. E anche se, come esige il soggettivismo moderno, tutto è relativo, perlomeno l’etica umana è assoluta, ed è proprio alla luce di tale postulato che Gunjaca con il suo romanzo sancisce la visione mediatica del mondo: ogni persona costituisce un mondo a parte, ma allo stesso tempo ogni persona è anche parte del mondo in cui vive, di conseguenza la nostra etica, quella umana, è il prodotto del coordinamento armonico di codesti due mondi, ed è compito dello scrittore di pronunciarsi con franchezza sul proprio  personale coordinamento. È, appunto, ciò che fa Gunjaca, radicalizzando con questo romanzo i suoi comportamenti compositivi. Visivamente accentuato, il contrappunto tra le componenti narrativo-riflessive e dialogiche del romanzo, a guardarci bene, è in effetti il contrappunto tra il mondo interiore e quello esteriore dell’Io narrante da cui prende vita la vicenda del rapporto intersoggettivo totalitario. Se l’amore è la caratteristica di tutti gli esseri, come ci mostra Gunjaca, allora la sua fine, la scomparsa, determinano la disgregazione dell’essere, dell’uomo in quanto tale, senza distinzione di sesso, di età o di qualche altra caratteristica biologica.

     Per questa ragione, il modo più semplice è quello di definire il romanzo di Gunjaca come un romanzo femminista scritto con mano maschile. E anche in ciò intravvedo chiaramente la «sovversività» dell’autore in quanto il procedimento conta e gioca sullo sconcerto del lettore. Combinando il lato femminino e quello mascolino della sua personalità, Gunjaca crea una visuale «intersoggettiva» d’autore, che gli permette di oltrepassare le solite barriere sessuali e di mettere a fuoco i rapporti interpersonali nel punto in cui due mondi interiori, siano essi simili o differenti, vengono a toccarsi. In quel dato punto nasce un mondo esteriore che con il suo divenire autonomo, tuttavia sempre razionale o quantomeno sensato, comprime e sgretola le propensioni istintive della gente.

      Il risultato finale di un approccio di tale fatta di Gunjaca, è il persistente disorientamento del lettore che non riesce a comprendere fino in fondo se il «femminismo» dell’autore sia reale oppure soltanto ironico distacco dalla realtà. Ebbene, in ambedue i casi, per il lettore la sfida è rappresentata dal distacco, quel distacco che lo farà riflettere e ripensare ai propri rapporti con il prossimo, in particolare ai rapporti basati sull’essenza emozionale intima del proprio essere.

                                                                                                     


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