Drazan Gunjaca - BUONA NOTTE, AMICI MIEI

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- I congedi balcanici
- La roulette Balcanica
- Il crepuscolo della ragione
- Amore come pena
- A metá strada del cielo
- Quando non ci saro' piu'
- Buona notte, amici miei
- I sogni non hanno prezzo
- Tutti gli uomini sono fratelli
- Acquerello Balcanico

 

  • 1. Dusan Gojkov
  • 2. Francesco Mazzetta
  • 3.  Luciano Nanni
  • 4.  Enza Conti

 

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  • 1. Dusan GOJKOV (SCRITTORE)
  • LA VITA VA AVANTI – MA COME?
    28 ottobre 2003, Belgrado


Una ventina di anni fa ho passato tutto un inverno a Pola, passeggiando per Verudela con una Polesana, Katarina, viaggiando con lei fino a Pisino, Montona, Albona; e poi scrivendo un libro sull'avanguardia letteraria slavo-meridionale e – dopo tutto – gustando il cibo istriano.
Ed ecco, non sono stato a Pola dal 1983. Di Katarina ho sentito che si era sposata, una decina di anni fa, e che il marito le era morto in guerra un po piu tardi. I miei saggi sulla letteratura degli Slavi meridionali non interessano piu a nessuno, né da questa né dall'altra parte della Drina, e poi, i dottori mi hanno proibito da tempo le delizie gastronomiche...
I miei contatti con l'Istria, con la Croazia, ora si sono ridotti alla corrispondenza con gli amici che non si e interrotta neanche durante i bombardamenti di Vukovar, Sarajevo o Belgrado. Alle lettere ed i pacchi che mi porta il mio postino, accigliato perche scrive "Croazia" o "Bosnia ed Erzegovina" sui francobolli. Mi fanno sempre felice queste lettere, qualche volta molto di piu di altre che arrivano da vicino.
In questo piovoso e freddo ottobre, nel bel mezzo della Fiera del libro di Belgrado, mi e arrivato il nuovo manoscritto dell'amico, compagno di viaggi e di sventure, Dražan Gunjača – il suo nuovo romanzo Buona notte, amici miei. A prima vista, mi e parso che si tratti della quarta parte dei Congedi balcanici. Ho capito presto che questo non era vero. Il romanzo Buona notte, amici miei e in effetti la sublimazione dei Congedi, e dei due drammi teatrali di Dražan.
Negli eroi del suo nuovo libro (e trovo cosi facile immedesimarmi con loro) e istillato un modo di pensare che ha le sue origini in un paese molto piu grande, forte e molto piu importante sul piano internazionale degli staterelli nei quali viviamo oggi. Si tratta qui dell'infanzia, della crescita, delle impressioni, gusti, odori, dei primi baci... semplicemente, di tutto quello che fa di noi cio che siamo. I personaggi di Dražan sono tutti mutilati, senza eccezioni. Feriti e mutilati dalla dissoluzione del paese in cui vivevamo tutti insieme, da una sporca guerra, e da una vita non meno sporca nel dopoguerra.
La vita va avanti – ma come? L'odierna generazione di quarantenni, che si trovino al momento in Serbia, in Croazia, nel Montenegro, nella Bosnia ed Erzegovina o in emigazione, e realmente una "generazione persa" – ma non in quello stile parigino, elegante e nobile degli anni venti e trenta del secolo scorso. Per sfortuna.
I teorici della letteratura finora non hanno potuto rispondere alla domanda: perche da queste parti, dopo tutta questa sofferenza e dolore che abbiamo vissuto, non e apparso qualche Hemingway dei Balcani, o qualche Miller dei Balcani... (Forse ultimamente abbiamo avuto una Anais Nin serba oe croata – ma questa e gia un'altra storia). Forse la teoria letteraria non dovrebbe neanche discutere di questo: da quello che sembra, forse una posizione migliore e piu accurata sulla questione la potrebbero dare la neuropsichiatria e la psicologia.
Dal punto di vista temporale e territoriale, il nuovo romanzo di Dražan Gunjača appartiene a questa cosiddetta "generazione persa", ma giudicandolo piu realmente, si potrebbe paragonare meglio alla letteratura che nel secolo scorso ci ha dato E. M. Remarque. La pace della quale "nessuno e contento", poi la guerra che "nessuno ha iniziato" e "in cui nessuno ha vinto"… poi nuovamente la pace… Una pace triste, pietosa e infelice nella cosiddetta "liberta ed indipendenza". Gli eroi di Dražan cercano disperatamente, con le mani e i piedi, con le unghie e i denti, di tirarsi fuori dal fango nel quale sono stati gettati dalle circostanze "storiche", da qualsiasi parte dell'ex paese vengano. Anche quando pensano di avercela finalmente fatta, di esserne fuori, e di poter andare avanti con le proprie vite – li sopprime la loro eta. I cosiddetti "anni piu belli della vita". In quel periodo in cui un uomo – o una donna – dovrebbe essere all'apice delle proprie forze e poter finalmente, dopo anni di studio, lavoro e guadagni, continuare la vita in pace, i personaggi di Dražan (che conosciamo e riconosciamo cosi bene) sono costretti a iniziare da capo; oppure a finirla, all'improvviso. Ferimenti, ferite che non si rimarginano, stress, paure... viene tutto a galla. In profondita rimangono la propria anima, l'amore che vanno cercando, la vita.
Con il romanzo Buona notte, amici miei il lettore ride, piange, pensa... Mentre tiene questo libro in mano, al lettore capita di tutto, eccetto la passivita. Il piu recente romanzo di Gunjača non e possibile leggerlo come "una lettura leggera che accompagna la musica pomeridiana". Il suo nuovo romanzo e stato vissuto. Ed anche il lettore deve viverlo nuovamente.
Buona notte, amici miei e un libro che fa onore alla nostra letteratura.

 

2. Francesco Mazzetta

(IL MANIFESTO)

Storie balcaniche di dolore e di amicizia

Tragedia e farsa convivono nell'ultimo romanzo del croato Drazan Gunjaca, «Buona notte, amici miei», pubblicato dalle edizioni Fara

 

Che siano romanzi, racconti o opere teatrali, i libri di Drazan Gunjaca, ex ufficiale della marina militare jugoslava e ora avvocato e scrittore croato hanno precise caratteristiche in comune: i temi - l'ultima guerra balcanica e la drammatica frattura che essa ha procurato nei legami sociali e nell'intimo stesso degli animi - ma più ancora il registro stilistico, che è al tempo stesso di tragedia e di farsa. Se la tragedia riflette ovviamente gli eventi descritti o evocati, il registro farsesco è meno scontato e si esprime attraverso seriose discussioni e/o divagazioni, palesemente iper-letterarie, che sembrano voler razionalizzare il dolore dell'esistente.
Nell'ultimo romanzo di Gunjaca, Buona notte, amici miei, pubblicato da Fara (pp. 303, euro 15) la guerra balcanica rimane sullo sfondo, ma non di meno è il motore propulsivo della vicenda. Ne sono protagonisti Mario, ex ufficiale della marina jugoslava e poi combattente tra le file croate fino alla condizione attuale di pensionato di guerra grazie alle ferite riportate, e i suoi amici di Pola, in particolare Fabio che, a differenza di Mario, non ha fatto la guerra. L'amicizia tra i due è però tanto forte che quando l'ha saputo ferito si è spinto fino al fronte per assisterlo nell'ospedale militare. Anche a guerra finita, Fabio continua a preoccuparsi per il suo amico, molto depresso per tante perdite, e in particolare per quella della moglie serba che, allo scoppio della guerra, se n'è andata con i due figli in Australia senza più far ritorno. Particolarmente comico, a questo proposito, è l'incontro di Mario con l'ex amante Helena che constata - con caustiche razionalizzazioni che il diretto interessato non si sogna di confutare - come l'ardore sessuale di lui, prorompente quando il loro rapporto era da tener nascosto, si sia spento ora che esso potrebbe essere vissuto apertamente.
E Mario langue tra il bar di Hrvoje e le discussioni svogliate con gli amici, letti freddi e vuoti, antidepressivi e funerali in cui si commemora il defunto con colossali sbronze e canzoni patriottiche. A salvarlo, stavolta da se stesso, è di nuovo Fabio, che lo coinvolge nella realizzazione del suo libro e nella creazione della casa editrice che lo pubblicherà. Non solo: scoprendo che Mario non ha mai spedito le lettere che ha scritto alla moglie lontana - e che scandiscono il ritmo della narrazione - si mette in contatto con lei e la convince a tornare, raccontandole che Mario ha un tumore da cui in realtà è lui stesso affetto. È proprio la malattia terminale di Fabio a salvare alla fine Mario dalla depressione, e anche a ricomporre in qualche modo i pezzi di «una "generazione persa" - ma non in quello stile parigino, elegante e nobile degli anni Venti e Trenta del secolo scorso»: tutti i suoi amici (veri o finti croati e serbi) finalmente riuniti, anche se col collante del dolore e della malattia, per portare a compimento il suo progetto editoriale.
La conclusione del romanzo chiarisce dunque l'apparente ambiguità del titolo: quella balcanica può anche essere una notte buia e dolorosa dove i politici nuovi, come quelli vecchi, sono intenti a inseguire derive più o meno ideologiche di potere passando come schiacciasassi sulla vita delle persone, mentre l'Europa è vista contemporaneamente come desiderabile traguardo e insensibile organismo alieno. Ma se è possibile un barlume di luce, esso viene dai legami, prima di tutto di amicizia e reciproca comprensione, tra persone così uguali eppure così divise dalle traversie della storia come la gente, non importa di quale etnia, che oggi abita i Balcani.

ttp://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art57.html

 

3. Luciano Nanni

Narrativa. La notorietà di Gunjaca si è estesa grazie a libri tradotti in più lingue e il cui contenuto desta interesse poiché affronta realtà contingenti, se non addirittura operanti. Il nuovo romanzo conferma la felice vena dell’autore. Punto significativo del testo la ‘sporca guerra’ (Gojkov, p. 298) considerata come ‘fenomeno innaturale’ (p. 222). Per quanto vi sia diversità fra mentalità e opinioni (forte vi è il sentimento patriottico) nell’intimo di ciascuno esiste il desiderio di una pace autentica. Il progetto di creare una casa editrice incontra delle difficoltà anche per la diversa impostazione ideologica. Ma il libro è soprattutto un contributo alla comprensione fra i popoli, affinché riescano a superare le divergenze e riconoscersi nella stessa umanità.

(http://www.literary.it/dati/literary/nanni/buona_notte_amici_miei.html)

 

4. Enza Conti

   

«IL CONVIVIO» Trimestrale di Poesia e Cultura dell' Accademia Internazionale «Il Convivio», N. 34/2008.

     Buona notte, amici miei (traduzione dal croato di Srdja Orbanic, ed. Fara, 2007) è più che un romanzo, in quanto si può definire lo studio di una parte della storia dell'umanità. Perché l'autore, Drazan Gunjaca, attraverso i suoi personaggi descrive una delle tante piaghe della storia moderna: la guerra nell'ex Jugoslavia, che ha cambiato completamente la vita a tutti i suoi abitanti a prescindere dalla religione, classe sociale o provenienza territoriale. Una lotta senza confini che ha solo inflitto sia ferite fisiche che interiori. Nel romanzo i tanti personaggi si unificano e danno vita alla trama che pone l'indice sui tanti mali della convivenza etnica.

     Lo scrittore, cosi come scrive nella lota introduttiva Srdja Orbanic: «È semplicamente un testimone del tempo o del luogo in cui si svolgono le vicende, è il cronista degli eventi e non il loro interprete», ed è il tempo con le sue storie che accompagna i personaggi del romanzo, personaggi che portano con sé esperienze tristi e tanta voglia ci cancellare queqli episodi che hanno stravolto intere famiglie ed i propri ideali, ideali che spesso sono all'apice dei discorsi tra Fabio, Hrvoje, Anto, Ranko, Ivo, Loredana, Katarina e Sava, un susseguirsi di vicende, anche familiari, che portano a riflettere soprattutto sul delicato stato psichico da cui esce l'uomo dopo essere statto messo alla prova dalla sofferenza della guerra. Gli argomenti trattati dai veri personaggi si intrecciano per dare vita ad un'unica trama, mentre l'Autore attraverso un esplicativo linguaggio narrativo pone molti quesiti, sui quali non sempre è facile dare una risposta. L'uomo, infatti, non sempre con la sua razionalità riesce dinanzi ad ideali e al desiderio incontrollabile di atti eroici a fare una valutazione sui veri valori, ed allora: «In effeti in guerra, ci sono dei vincitori? Se ci sono, c'è tra loro qualcuno che ha combattuto per davvero? Se c'è, cosa è rimasto di lui, della sua sostanza umana?» Ed è proprio la sostanza umana che viene annientata, in quanto niente mai potrà giustificare la guerra, e se Cicerone affermava che: «La storia è maestra di vita», sicuramente questo dovrà far riflettere, in quanto nessuna querra è mai stata giusta. Scrive nella postfazione Dusan Gojkov: «I personaggi di Drazan sono tutti mutilati, senza eccezioni. Feriti e mutilati dalla dissoluzione del paese in cui vivevano tutti insieme, da una sporca guerra, e da una vita non meno sporca nel dopoguerra…». E seppur il narrare delle esperienze non è mai forzato, ma ben cadenzato e ogni parola assume la giusta sfumatura lessicale, il filo conduttore resta ricerca della pace quella vera, quella che è venuta a mancare e che ha visto famiglie sgretolarsi e divise. A. Agostino in De civitate Dei a tal proposito scrive: «La pace è tal bene che non si può desiderarne uno più caro, né possederne uno più utile» e gli «Gli eroi di Drazan – scrive ancora Dusan Gojkov – cercano disperamente, con le mani e i piedi, con le unghie e i denti, di tirarsi fuori dal fango nel quale sono stati gettati dalle circostanze «storiche», da qualsiasi parte dell'ex Jugoslavia vengano». Una guerra che ha lasciato solo un vuoto profondo perché ad essere presa di mira è stata soprattutto la speranza, quella che doveva condurre ad un futuro diverso. «Perché al fronte si spara per prima cosa alla speranza. E ai sogni. E alla fiede. Perché sono i maggiori nemici di ogni guerra».

     L'Autore attraverso un accurato e meticoloso studio dei suoi personaggi dà l'input al lettore di riflettere su uno dei più grandi valori: quello di apprezzare la vita prima che  'appassirà come un fiore'. Sarà Fabio, giunto alla fine della sua vita per una malattia incurabile, a sollecitare i compagni a godersi la vita e mentre le forze si fanno sempre più deboli e nella totale accettazione del suo stato li esorta a riflettere: «Qualsiasi cosa vi riserva la vita, non rinnegatela prima che essa rinneghi voi», una frase che lascia un segno profondo in chi legge Buona notte, amici miei, perchè in essa si nasconde il vero senso dell'esistenza e possiamo dire il vero scopo per cui è stata scritta l'opera.

 

 

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