Drazan Gunjaca - QUANDO NON CI SARO' PIU'

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Mr.sc. Srdja Orbanic
Giulio Perrone
Blanka Supan

     4.   Ma-Ba

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Mr.sc. Srdja Orbanic

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La raccolta di poesie "Quando non ci saro piu" puo, in un certo senso, venir considerata uno sbocco del romanzo "I congedi balcanici", non solo per il fatto che la poesia che ha intitolato l'intera raccolta e un fattore costitutivo importante del romanzo, ma anche perché Gunjaca nelle sue poesie tratta le stesse verita della vita e le stesse questioni.
Non posso non pensare che l'autore con questa raccolta abbia iniziato una riflessione meta-teorica sui postulati postmodernistici de "l'opera aperta", dell'intertestualita e dell'autocitato...
Anche se la raccolta e suddivisa in due cicli, le poesie sono abbastanza uniformi per il loro contenuto e stile creando un microcosmo in cui l'autenticita dell'essere e in continuo conflitto con l'ambiente prosaico che lo circonda. Si tratta di una relazione dinamica bipolare che nei versi di Gunjaca si realizza con un netto distacco dalla classica nominalizzazione poetica per avvicinarsi alla funzione predicativa del verbo. Questa "verbalita" rende possibile l'uso di forme retoriche basate su una reiterazione (spesso fonica) di elementi che trascendono la frase e che trovano un proprio modello in forme letterarie orali popolari. Come conseguenza si ha una repetitivita di schemi ritmici che diminuiscono la possibilita di interpretazione, di lettura interpretativa (soggettiva), e va verso l'oggetivita della declamazione. Le poesie nelle quali questi schemi vengono interrotti rappresentano una specie di pausa intellettuale ed emotiva, con cui Gunjaca ottiene una sinuosita rettorica della raccolta che al livello dell'espressione implica una bipolarita tematicizzata. Affinché rimanga in equilibrio tra un pathos autentico e la prosaicita, l'autore sceglie il proprio lessico in modo squisito, e questa scelta e spesso talmente autoironica che nel lettore suscita il dubbio se questo registro lessicale di basso profilo, quasi colloquiale, sia intenzionale o meno. Si tratta di una componente laica molto interessante della poetica dell'autore: e come se Gunjaca cerchi di spiegare al lettore che l'unica cosa seria che lui come poeta puo fare e di non prendere se stesso e la propria opera troppo sul serio.
Ma dopotutto, non sara proprio questa apparente demistificazione della propria opera proprio la sua piu grande mistificazione?

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Giulio Perrone (Direttore della rivista Il Filo)
«ACCORDO CON DIO»

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Un lavoro poetico interessante e ricco di suggestioni che cerca di affrontare con notevole energia lirica e forza evocativa, i grandi temi del pensiero e della poesia contemporanea. Si muove infatti sullo sfondo la necessita di liberta, di apertura di nuovi spazi di riflessione e di vita, nei confronti di una realta spesso troppo fredda e in palese contrasto con l'esistenza intima delle persone. Il poeta ne e colpito profondamente e reagisce con l'arma che gli e piu vicina e consona, la parola.

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Blanka Supan, poetessa (Zagabria)
"Il sussurro che non vuole oblio"

e questo un verso che, anche se appare soltanto nella poesia "Sento la tua voce", attraversa come concetto tutta la raccolta di Drazan Gunjaca intitolata "Quando non ci saro piu". Io lo vedo come un messaggio condiviso da tutte le poesie. Come si puo dimenticare i momenti importanti e le persone importanti nelle nostre vite, che hanno creato quella sostanza fatta di un reciproco dare e ricevere, avvicinamento e alienazione, incontri e congedi, arrivi e partenze... e possibile sparire completamente nell'oblio, anche quando di mezzo c'e la morte che separa la vita dall'inanimato? Dice il poeta: Non dimanticare!/se te ne vai/ Nulla cambia tra di noi./ Eccetto noi. ("Non dimenticare"). Pura verita! Dimenticare sarebbe uguale ad anientare tutto e tutti al pasasggio di civilta con tutti i loro pregi e diffetti. Mi sembra che a momenti Gunjaca suggerisca l'oblio coscientemente, con l'intento di creare una relazione o stato migliori, ma in realta, non dimentica nessuno. Anzi, da vita a tutto cio che si potrebbe opporre all'oblio diventando e rimanendo cosi un messaggero di se stesso, dei propri amori, amici, conoscenti, vicini, passanti e incontri casuali. Guardando in generale – e messaggero del passato che attraverso il presente sta gia prendendo il suo posto nel futuro. Diventa cosi il poeta della coscienza e della consapevolezza, il narratore dell'imperfezione umana propria e altrui, che intuitivamente trasforma in sussurro permanente che attraversa i ricordi di tumulti emotivi e appartenenze passionali a tutti i suoi amori, offrendogli riconoscimento per il tempo dell'amore e per quello in cui questo e venuto meno.
Il secondo ciclo di questa raccolta, "Di loro", e una confessione di molteplici significati. Da una parte c'e una forte responsabilita umana del poeta verso i valori principali, e dall'altra c'e un esame di coscienza di tutta una societa per la quale i (loro) valori non sono che appoggi per un agire intento a soddisfare i propri bisogni esistenziali. In un certo senso, anche qui il poeta si rende conto dell'ambiente che lo circonda e del proprio rapporto con questo mondo, come pure si rende conto della propria determinazione di non fare parte di questo gioco, di questo "schema della vita" a lui cosi estraneo e dal quale vuole evadere con la forza di spirito e della propria coscienza. La confessione dell'anima che prevale riconosce "Il volto conosciuto nascosto da una smorfia" ("Come conoscere le persone"). Gunjaca, con la sua razionalita e con le sue emozioni, riesce ad individuare i disturbi dell'ego, si oppone con tutte le sue forze a un tale "virus" e lo rigetta come della spazzatura davanti al lettore, indirettamente richiedendo una reazione e uno schieramento in confronto ai valori esposti.

 

    4.  Ma.Ba. (Poeti, scrittori e artisti in vetrina, Rivista multimediale, luglio 2005) Italia

 

Poesia che ha come caposaldo un solo intento: la verità da serbare. La verità da affrontare dopo l’ennesima sconfitta, senza indossare furbescamente l’ultimo vestito cucito per l’occasione, senza il ghigno o l’aria severa del giudice, per non sguazzare nel fango, senza invocare ipocritamente il Signore. Guardare alla vita con animo sincero, conscio che il tempo ha offerto una nuova possibilità e le immancabili cadute hanno plasmato quel “secolo sfortunato”. Una voce che è sollievo, al dolore e al pianto, parola che difende dal male e dalla menzogna: il ricordo delle vittime, della propria terra, dei giorni immobili dove non cambia nulla, sempre in balia del dolore in agguato, nella precarietà della vita eppure accompagnati dal sogno. Memore della tragicità di questa esistenza, consapevole di ciò che è importante e per cui valer vivere, Drazan Gunjaca, porta con sé i sogni che grondano disincanto e la disperata accettazione d’un mondo dove si è “pedina senza più speranza”.

 

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